Partita IVA forfettaria e lavoro dipendente: il limite dei 35.000 €
Puoi avere una partita IVA in regime forfettario mentre lavori anche come dipendente? Nella maggior parte dei casi sì, ma c'è un limite di reddito da controllare: se l'anno prima hai percepito da lavoro dipendente o da pensione più di 35.000 €, per l'anno in corso il forfettario è precluso. È una delle tre "cause ostative" del regime (le altre due, sul fatturato e sulle spese per il personale, sono nella guida sul limite degli 85.000 €). Vediamo come si calcola, da dove viene la soglia di 35.000 € e cosa succede se il tuo rapporto di lavoro è già finito.
La regola: cosa dice la norma
L'articolo 1, comma 57, lettera d-ter) della legge 23 dicembre 2014, n. 190 esclude dal regime forfettario:
"i soggetti che nell'anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente [...] eccedenti l'importo di 30.000 euro; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato."
Due cose da notare subito:
- si guarda il reddito dell'anno precedente a quello in cui vuoi aprire o mantenere la partita IVA forfettaria (non l'anno in corso);
- rientrano anche i redditi assimilati al lavoro dipendente (contratti a progetto, alcune collaborazioni) e le pensioni, che il testo unico delle imposte sui redditi (artt. 49-50 DPR 917/1986) equipara al lavoro dipendente.
La soglia oggi: 35.000 €, non più 30.000 € (per il 2025 e il 2026)
Il testo originale della norma, in vigore dal 2016, fissava il limite a 30.000 €. Due leggi di bilancio successive lo hanno alzato, ma solo in modo temporaneo:
| Periodo | Soglia | Norma |
|---|---|---|
| Dal 2016 al 2024 | 30.000 € | Art. 1, comma 57, lett. d-ter, L. 190/2014 (introdotta dall'art. 1, comma 692, L. 160/2019) |
| 2025 | 35.000 € | Art. 1, comma 12, L. 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025) |
| 2026 | 35.000 € | Estensione al 2026 disposta dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), che ha modificato il comma 12 sostituendo "l'anno 2025" con "gli anni 2025 e 2026" |
| Dal 2027 (salvo nuove proroghe) | torna a 30.000 € | — |
Per il 2026, quindi, il numero giusto da controllare è 35.000 €, riferito al reddito percepito nel 2025. Se non ci saranno altre proroghe, dal 1° gennaio 2027 il limite tornerebbe a 30.000 €: prima di allora conviene ricontrollare le novità della prossima legge di bilancio.
Come si calcola: due esempi
Esempio 1 — sotto soglia, nessun problema. Marco lavora part-time in azienda e nel 2025 ha percepito un reddito da lavoro dipendente di 32.000 €. Nel 2026 vuole aprire una partita IVA forfettaria per un'attività di consulenza. Poiché 32.000 € è sotto la soglia di 35.000 €, questa causa ostativa non si applica: può accedere al forfettario nel 2026 (sempre che rispetti anche gli altri requisiti).
Esempio 2 — sopra soglia, causa ostativa. Giulia nel 2025 ha percepito un reddito da lavoro dipendente di 38.000 € e il rapporto di lavoro prosegue anche nel 2026. Vuole aprire partita IVA nel 2026 per un'attività serale: non può farlo in regime forfettario, perché il reddito 2025 supera i 35.000 € e il rapporto non è cessato. Potrà valutare il forfettario dall'anno successivo a quello in cui il suo reddito da dipendente scenderà sotto la soglia (o in cui il rapporto cesserà, vedi sotto).
L'eccezione: il rapporto di lavoro cessato
La soglia non conta affatto se il rapporto di lavoro dipendente è cessato. Ma attenzione a due dettagli chiariti dall'Agenzia delle Entrate (circolare n. 10/E del 4 aprile 2016, paragrafo 2.3, e risposta a interpello n. 368 del 24 maggio 2021):
- conta solo la cessazione avvenuta nell'anno precedente a quello in cui vuoi applicare il forfettario (non basta che sia "già cessato" in generale: deve essere cessato l'anno prima);
- la cessazione effettiva coincide con la fine del rapporto, compreso l'eventuale periodo di preavviso: non con la data delle dimissioni o del licenziamento, se poi il rapporto è proseguito ancora per mesi.
Esempio 3 — rapporto cessato, eccezione valida. Luca si dimette a marzo 2025 e il rapporto (preavviso compreso) termina definitivamente entro dicembre 2025, con un reddito da lavoro dipendente 2025 di 42.000 €. Nel 2026 apre partita IVA forfettaria: la soglia dei 35.000 € è irrilevante, perché il rapporto è cessato nell'anno precedente (2025) a quello di apertura (2026). Può accedere al forfettario nel 2026 anche se il reddito 2025 superava il limite.
Attenzione al caso limite: nell'interpello n. 368/2021 un lavoratore si era dimesso a fine 2020, ma il periodo di preavviso si è concluso nel 2021, lo stesso anno in cui voleva aprire la partita IVA. L'Agenzia ha risposto che, essendo il rapporto ancora formalmente in corso (per il preavviso) nel 2021, la cessazione "nell'anno precedente" non era rispettata: niente forfettario nel 2021, ma sì dal 2022, cioè dall'anno successivo a quello in cui il rapporto è davvero terminato.
Cosa succede se superi la soglia mentre sei già forfettario
Se durante l'anno, da dipendente in corso di rapporto, il tuo reddito da lavoro dipendente per l'anno che sta per chiudersi supererà i 35.000 €, la causa ostativa scatta per l'anno successivo: non fa uscire dal regime a metà anno come per il limite degli 85.000 € di fatturato. Fai attenzione se nell'anno hai avuto scatti di stipendio, bonus, arretrati o un secondo rapporto di lavoro: sommano tutti al totale da controllare.
Domande frequenti
Le pensioni contano come reddito da lavoro dipendente ai fini di questo limite?
Sì. Il testo unico delle imposte sui redditi (art. 49, comma 2, DPR 917/1986) equipara le pensioni ai redditi di lavoro dipendente, quindi rientrano nel calcolo della soglia.
Se nel 2026 il mio reddito da dipendente supera i 35.000 €, perdo subito il forfettario?
No. Si guarda sempre l'anno precedente. Un reddito da dipendente alto nel 2026 pesa sulla possibilità di restare forfettario nel 2027, non nel 2026 in corso.
La soglia di 35.000 € vale anche per il 2027?
Con le norme oggi in vigore, no: l'innalzamento a 35.000 € riguarda solo il 2025 e il 2026. Dal 2027 il limite tornerebbe a 30.000 €, salvo una nuova proroga con la prossima legge di bilancio: conviene ricontrollare a fine 2026.
Cosa conta come "cessazione" del rapporto di lavoro?
La fine effettiva del rapporto, compreso l'eventuale periodo di preavviso lavorato: non la data in cui hai dato le dimissioni o sei stato licenziato, se poi hai continuato a lavorare per un periodo di preavviso a cavallo tra due anni.
Questa guida riguarda la causa ostativa legata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati. Per gli altri due limiti del regime forfettario (fatturato e spese per il personale) vedi la guida sul limite degli 85.000 €. I casi limite (rapporti misti, preavvisi a cavallo d'anno, redditi da più fonti) vanno verificati con un commercialista o con un interpello: qui trovi la regola generale, non una consulenza sul tuo caso specifico.
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Contenuto informativo scritto con l'IA, non sostituisce un professionista. Aggiornato a settembre 2026.
Fonti
- Normattiva, Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (testo consolidato)
- Agenzia delle Entrate, Risposta a interpello n. 368 del 24 maggio 2021 (testo scaricato e verificato: soglia 30.000 €, eccezione rapporto cessato nell'anno precedente, richiamo alla circolare 10/E/2016)
- INPS, circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 (par. 8, richiama la modifica della causa ostativa introdotta dall'art. 1, comma 12, della Legge di Bilancio 2025)
- Fiscomania, soglia confermata a 35.000 € anche per il 2026
- SCA Studio, proroga al 2026 della soglia di 35.000 €