Aggiornato: 29/09/2026

Forfettario e spese: si possono scaricare?

Chi arriva al regime forfettario da un lavoro dipendente, o comunque non ha mai avuto la partita IVA, spesso si aspetta di poter "scaricare le spese" come sente dire per la ditta individuale ordinaria: acquisti, canone dello studio, carburante, abbonamenti. Nel forfettario non funziona così: vediamo perché, con la regola esatta e cosa invece si può dedurre davvero.

La regola: il reddito si calcola con il coefficiente, non con le spese

Nel regime forfettario il reddito imponibile non si ottiene sottraendo le spese sostenute dai ricavi. Si calcola in un solo modo: applicando ai ricavi o compensi incassati un coefficiente di redditività fisso, stabilito per legge in base al codice ATECO dell'attività. Lo dice la stessa Agenzia delle Entrate:

"I soggetti che aderiscono al regime determinano il reddito imponibile applicando all'ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti il coefficiente di redditività diversificato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l'attività esercitata."

Il coefficiente varia dal 40% all'86% a seconda dell'attività (per esempio 78% per molte attività professionali, 40% per commercio e artigianato): trovi la tabella completa nella guida coefficiente di redditività per ogni codice ATECO. In pratica, quella percentuale rappresenta già, in modo forfettario, l'incidenza dei costi dell'attività: per questo si chiama "regime forfettario". Se hai speso di più o di meno rispetto a quella percentuale nell'anno, per il calcolo dell'imposta non cambia nulla: le fatture di acquisto, gli scontrini, i canoni non riducono il reddito imponibile.

Esempio: una consulente (coefficiente 78%) che incassa 30.000 € nell'anno ha un reddito imponibile di 23.400 € (30.000 × 78%), sia che abbia speso 500 € di costi in quell'anno sia che ne abbia spesi 5.000 €. Il calcolo completo, con contributi e imposta, è nella guida come si calcolano le tasse nel forfettario.

L'unica cosa che si deduce davvero: i contributi previdenziali

C'è un'eccezione, ed è l'unica: i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno (Gestione Separata oppure Artigiani/Commercianti) si sottraggono dal reddito già calcolato con il coefficiente, prima di applicare l'imposta sostitutiva. Anche qui la fonte è diretta:

"I contributi previdenziali obbligatori [...] si deducono dal reddito determinato forfetariamente; l'eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo."

Tutto il resto (acquisti, utenze, canoni, carburante, formazione, software) non riduce l'imposta: è già "dentro" la percentuale non tassata del coefficiente. Il meccanismo dettagliato, con un esempio numerico completo, è nella guida sul calcolo delle tasse nel forfettario.

E l'IVA sugli acquisti?

Stessa logica anche sull'IVA: chi è in regime forfettario non applica l'IVA sulle fatture emesse (operazioni "senza rivalsa" o fuori campo, a seconda dei casi) e, di conseguenza, non detrae l'IVA sugli acquisti. Lo conferma l'Agenzia delle Entrate:

"Coloro che applicano il regime forfetario non addebitano l'Iva in fattura ai propri clienti e non detraggono l'iva sugli acquisti."

Quindi anche l'IVA pagata su una fattura d'acquisto resta un costo a carico tuo, senza possibilità di recuperarla: un motivo in più per cui "conservare gli scontrini" non serve a ridurre le tasse nel forfettario, come invece accade in altri regimi.

Allora perché conservare comunque le fatture di spesa?

Anche se non riducono l'imposta, tenere un archivio ordinato di quello che spendi resta utile per almeno tre motivi:

  1. Gestione dell'attività: sapere quanto ti costa davvero lavorare ti aiuta a fissare i prezzi e capire se stai guadagnando.
  2. Cambio di regime: se in futuro esci dal forfettario (per esempio superando gli 85.000 €, vedi la guida sul limite degli 85.000 €) e passi al regime ordinario, lì le spese analitiche torneranno rilevanti, e conviene avere già i documenti in ordine.
  3. Controlli: in caso di verifica, avere le pezze giustificative di quello che hai comprato per l'attività dimostra la genuinità dell'attività stessa, anche se dal punto di vista fiscale non modificano l'imposta dovuta.

Domande frequenti

Posso dedurre l'affitto dello studio o dell'ufficio nel forfettario?

No: nel forfettario nessuna spesa analitica, compreso l'affitto, riduce il reddito imponibile. L'unica incidenza dei costi è già compresa, in modo forfettario, nel coefficiente di redditività della tua attività.

E le spese per l'auto o il carburante?

Stessa regola: non si deducono analiticamente. Il coefficiente di redditività tiene già conto, in modo forfettario e uguale per tutti quelli con lo stesso codice ATECO, dell'incidenza media dei costi.

I contributi INPS sono l'unica spesa deducibile?

Sì, tra le spese collegate all'attività: i contributi previdenziali obbligatori sono l'unica voce che riduce il reddito già calcolato con il coefficiente, prima dell'imposta sostitutiva. Al di fuori dell'attività, restano possibili le normali deduzioni e detrazioni IRPEF sul reddito complessivo, se ne hai i requisiti (temi che non riguardano specificamente il forfettario e vanno valutati caso per caso, meglio con un professionista).

Se ho speso più di quanto "copre" il coefficiente, ci rimetto?

Dal punto di vista fiscale sì, nel senso che l'imposta si calcola comunque sul reddito forfettario e non su quello reale: se in un anno i costi effettivi superano quello che il coefficiente lascerebbe presumere, quell'anno conviene dal punto di vista fiscale meno di quanto sembri. Per questo motivo il regime forfettario conviene di più a chi ha pochi costi reali rispetto ai ricavi.


I punti segnalati come "da verificare" in questa guida richiedono un controllo ulteriore, con un professionista, prima di essere usati per decisioni fiscali.

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Contenuto informativo scritto con l'IA, non sostituisce un professionista. Aggiornato a settembre 2026.

Fonti