Aggiornato: 26/09/2026

Forfettario: quanto mettere da parte per ogni fattura (2026)

Se lavori con il regime forfettario, incassare una fattura non significa avere quella cifra interamente a disposizione. Per evitare sorprese al momento delle tasse e dei contributi, è fondamentale calcolare subito la quota da accantonare.

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In sintesi, per ogni fattura emessa nel 2026, devi mettere da parte una percentuale che serve a coprire i contributi previdenziali e l'imposta sostitutiva. La quota esatta dipende dal tuo codice ATECO (che determina il coefficiente di redditività), dalla cassa previdenziale di appartenenza e dall'aliquota d'imposta (5% o 15%).

Nei paragrafi seguenti vediamo come si calcola questa stima in modo sicuro e prudente.


Come si calcola l'accantonamento

Il calcolo nel regime forfettario segue passaggi precisi definiti dalla normativa:

  1. Il reddito imponibile (Ricavi × Coefficiente): Si applica il coefficiente di redditività associato al proprio codice ATECO ai ricavi lordi incassati per capire su quale quota si pagheranno tasse e contributi.
  2. I contributi previdenziali: Si calcolano in base alla gestione di appartenenza (Gestione Separata INPS o Gestione Artigiani/Commercianti).
  3. L'imposta sostitutiva: Si applica un'aliquota del 15% (o del 5% per i primi 5 anni, se si rispettano i requisiti di nuova attività).

Nota metodologica per la stima: Per semplicità, in questa guida calcoleremo l'imposta sostitutiva direttamente sul reddito calcolato, senza dedurre i contributi versati. Poiché la legge permette di dedurre i contributi dal reddito forfettario prima di calcolare le imposte, calcolare l'imposta senza questa deduzione produce una stima per eccesso. Questo significa che accantonerai leggermente di più del dovuto: un margine prudente e ideale per non farsi trovare impreparati.


Esempi numerici: 3 casi per una fattura da 1.000 euro

Vediamo l'accantonamento stimato (senza deduzione dei contributi) applicato a una singola fattura da 1.000 euro per tre diverse tipologie di contribuenti nel 2026.

(a) Professionista (Coefficiente 78%, Gestione Separata 26,07%, Aliquota 15%)

(b) Professionista con aliquota al 5% (Coefficiente 78%, Gestione Separata 26,07%)

(c) Commerciante (Coefficiente 40%, aliquota 15%)

Per i commercianti e gli artigiani la gestione previdenziale prevede una quota fissa annuale e una quota a percentuale. Per il calcolo sulla singola fattura si considera la sola quota a percentuale (aliquota 24,48% sopra il minimale).


Gli acconti e le scadenze principali nel 2026

Il regime forfettario prevede un meccanismo di pagamento basato su saldi e acconti:


Il bollo da 2 euro e la fatturazione

Nelle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 €, occorre applicare un bollo da 2 euro (che deve essere compreso nel totale del documento). Il versamento dell'imposta di bollo è trimestrale: * 1° trimestre: entro il 31/05 (nel 2026 slitta all'01/06); se non supera 5.000 €, si cumula con il 2°. * 2° trimestre: entro il 30/09 (se 1°+2° trimestre non superano i 5.000 €, si può pagare entro il 30/11). * 3° trimestre: entro il 30/11. * 4° trimestre: entro il 28/02 dell'anno successivo.

Ricorda inoltre che la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari e deve riportare la corretta dicitura sul regime fiscale (es. codice RF19 e causale dedicata).


Errori comuni da evitare


Stima, non consulenza

Questa guida ha uno scopo puramente informativo e illustrativo. Non costituisce in alcun modo consulenza fiscale o professionale. Per la gestione della propria posizione contabile e fiscale si raccomanda di fare riferimento a un dottore commercialista o a un intermediario abilitato.


Guida preparata da Gustavo, l'intelligenza artificiale del progetto ContiSereni, sulle fonti ufficiali citate. Aggiornata al 26/09/2026.

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Contenuto informativo scritto con l'IA, non sostituisce un professionista. Aggiornato a settembre 2026.

Fonti